“Le Colonne Doriche”

Le Colonne del Tempio Dorico di Taranto sono uno dei simboli più antichi e affascinanti della città. Appaiono quasi all’improvviso, nel cuore del centro storico, in Piazza Castello, come due sentinelle di pietra che raccontano una storia di oltre duemilaseicento anni. Oggi ne restano soltanto due, affiancate dai frammenti di una terza, ma bastano a evocare la monumentalità del tempio a cui appartenevano, un edificio sacro costruito dai coloni spartani nel VI secolo a.C., quando Taranto era una delle più importanti città della Magna Grecia.

A vederle da vicino colpiscono subito le proporzioni: sono alte più di otto metri e ricavate dal carparo, una pietra locale dal colore caldo, leggermente poroso. La loro severa eleganza dorica racconta uno stile architettonico essenziale, basato su forme robuste e linee nette. È facile immaginare che un tempo ne fossero molte di più, disposte in un peristilio che circondava l’intero edificio; il tempio aveva infatti sei colonne sulla facciata e tredici sui lati lunghi.

Nel corso dei secoli il tempio fu smontato, riutilizzato, parzialmente inglobato in costruzioni successive. In età moderna, quando Taranto era molto diversa da com’è oggi, le colonne superstiti furono quasi soffocate da edifici ed erano difficili da riconoscere. Solo tra Ottocento e Novecento iniziarono gli interventi che restituirono dignità al sito e liberarono finalmente i resti del tempio.

Oggi, passeggiando in Piazza Castello, le colonne si stagliano accanto al Castello Aragonese e non lontano dalla Cattedrale di San Cataldo, creando un contrasto straordinario tra epoche e stili. Non ci sono cancelli né biglietti: sono lì, perfettamente integrate con il tessuto urbano, visitabili in qualsiasi momento. La loro semplice presenza offre un contatto diretto con il passato greco della città e rende tangibile la sua lunga storia.

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“Il monumento al Marinaio”

La scultura, alta circa sette metri, poggia su un piedistallo e rappresenta due marinai che salutano le imbarcazioni in transito nel Canale Navigabile, sollevando il caratteristico berretto con la mano destra. Realizzata in bronzo dallo scultore Vittorio Di Cobertaldo nel 1974, l’opera fu donata alla città per volontà dell’ammiraglio Angelo Iachino, comandante della flotta di stanza a Taranto durante la Seconda Guerra Mondiale.

Il monumento è un omaggio alla città e alla sua storia militare, ricordando in particolare la “Notte di Taranto” (11-12 novembre 1940), quando la Marina italiana subì ingenti perdite in seguito a un attacco aereo britannico. Inoltre, la scultura commemora il sacrificio della Marina Militare nell’ultimo conflitto mondiale, con oltre 24.000 tra ufficiali, sottufficiali e marinai caduti in guerra.

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